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MEMORIE: Alfa Romeo 155 V6 TI (FOTO) L'unica Alfa Romeo che riuscì a battere i tedeschi in casa loro. Scopritela su CarbloItalia...

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Bentornati a MEMORIE, la rubrica di CarblogItalia dedicata alle auto storiche italiane.
Oggi ci spostiamo nel campionato di turismo tedesco (DTM) degli anni ’90. In quegli anni Giorgio Pianta, direttore del reparto corse, decise di competere nel DTM, il campionato per vetture turismo che all’epoca esprimeva il livello tecnico più elevato nel panorama mondiale delle corse turismo.
Dato che il regolamento dell’epoca prevedeva che a gareggiare fossero vetture con cilindrata massima di 2,5 litri e con un frazionamento massimo di 6 cilindri, derivate da modelli omologati e prodotti in 25.000 esemplari, si decise che a competere con le tedesche fosse la neonata Alfa Romeo 155.
A farla correre in pista ci pensarono piloti come: Nicola Larini, Alessandro Nannini, Gabriele Tarquini e Giancarlo Fisichella.

Fonte: https://i.kinja-img.com/
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Presentata nel 1993, la 155 V6 TI, esteticamente riproduceva quasi la stessa linea esteriore dell’Alfa Romeo 155 stradale, anche se in realtà era un vero e proprio prototipo nel quale meccanica e carrozzeria erano profondamente rivisti per l’utilizzo nelle competizioni.
Il telaio era di tipo tubolare, costituito da una complessa struttura a traliccio di tubi di acciaio, dentro al quale in posizione anteriore era adagiato il motore.
La carrozzeria da regolamento poteva essere modificata mantenendo però le linee originali, fedelmente riprodotte in carbonio, inoltre al di sotto della linea immaginaria che congiunge la metà inferiore delle ruote erano concesse prese d’aria, sfoghi, appendici libere.
La normativa imponeva un fondo piatto del corpo vettura per limitare l’effetto suolo, che tuttavia poteva raggiungere un valore importante di 800 kg alla massima velocità, questo grazie anche ad un alettone posteriore posizionato sopra il bagagliaio e uno spoiler sul paraurti anteriore a rasoterra.

Fonte: http://www.omniauto.it/
Fonte: http://www.omniauto.it/

La parte meccanica era veramente raffinata. Materiali e tecnologie erano avanzati quanto le Formula 1 del tempo. Il motore V6 Alfa Romeo di 2,5 litri di cilindrata montato in posizione anteriore longitudinale, passò nel corso delle stagioni dai 420 CV del 1993 ai finali 490 CV del 1996, erogati tra gli 11.500 e gli 11.800 giri/min e con un regime massimo di rotazione di 12.000 giri al minuto (limite massimo consentito dal regolamento), la coppia massima arrivò a valore di 32,4 kgm. Il monoblocco e le testate (realizzate dalla Cosworth) erano di sofisticate leghe di alluminio microfuso, 24 valvole a richiamo pneumatico, doppia accensione per ogni cilindro e lubrificazione a carter secco.

Dal 1993 fino alle prime corse della stagione 1996 venne utilizzato un motore V6 con angolo tra le bancate di 60°, rivisto profondamente ma comunque derivato dal V6 montato sulle Alfa Romeo di serie. Questa unità arrivo a produrre fino a 470 CV e 31 kgm massimo dello sviluppo, per un peso di 106 kg. A metà stagione 1996, la 155 venne equipaggiata con un nuovo e più potente motore V6 con angolo tra le bancate di cilindri di 90°. Infatti l’Alfa Romeo interpretando al meglio il regolamento tecnico che prevedeva per il motore oltre che una cilindrata massima di 2.500 cm³, riprese lo schema del motore V8 montato a suo tempo sulla Montréal opportunamente decapitato di una coppia di cilindri.

Fonte: https://cdn.elaborare.com/
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La trasmissione era assicurata da un cambio sequenziale a 6 rapporti di tipo semiautomatico elettroidraulico comandato da bilancieri al volante. La trazione era integrale permanente. Erano presenti tre differenziali: un differenziale centrale a bloccaggio controllato elettronicamente e due differenziali, anteriore e posteriore, autobloccanti, in base alla conformazione del circuito veniva modificata la ripartizione della coppia motrice al 35-40% sull’avantreno e 65-60% sul retrotreno.
Le sospensioni anteriori e posteriori erano a quadrilateri deformabili con puntoni diagonali (in inglese push-rod), il motore fungeva da elemento portante per la sospensione anteriore
L’impianto frenante era dotato di un sofisticato ABS fornito dalla Bosch, i dischi erano di acciaio autoventilanti, le pinze fornite dalla Brembo utilizzavano soluzioni da F1.

Fonte: http://www.hiclasscar.com/
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La componente più avanzata e allo stesso tempo più costosa era l‘elettronica, tanto da costituire metà del valore della vettura che al tempo era valutato in 900 milioni di lire!!! Era dotata di tre centraline elettroniche principali ognuna delle quali specifica per motore, trasmissione e ABS, che dovevano lavorare in perfetta sintonia così da massimizzare le prestazioni.
Il peso minimo prescritto era di 1060 kg, le prestazioni erano le seguenti: velocità massima di 300 km/h, aveva una accelerazione che poteva far impallidire le Formula 1 di quel tempo, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 2.5 secondi, grazie alla sofisticata trazione integrale.

Fonte: http://www.blogdimotori.it/
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Al termine della sua esperienza nel DTM l’Alfa 155 V6 TI fece registrare un totale di 38 vittorie. Nicola Larini prevalse su tutti nel corso del campionato, tanto da vincere 11 gare su 20, ottenendo anche 3 pole position e laureandosi naturalmente campione. Nella gara del Nürburgring sul tracciato della Nordschleife, con una lunghezza di quasi 21 km, Larini vinse entrambe le manches, entrando nella storia della Casa milanese per aver riportato la marca a vincere su quel circuito dopo Tazio Nuvolari nel 1935.
L’avventura DTM per la 155 durò fino al 1995.
Dopo la soppressione del campionato, diverse 155 V6 TI sono state cedute a team privati e utilizzate in seguito nelle cronoscalate del Campionato Italiano Velocità Montagna (CIVM) nel quale militano tuttora.

Fonte: http://www.hexathron.com/
Fonte: http://www.hexathron.com/

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Christian Truddaiu

Non c'è niente di più bello che ritrovarsi in un'Alfa Romeo a percorrere rettilinei e tornanti di montagna...Oo=V=oO

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