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MEMORIE: Lamborghini Miura (FOTO) La storia della supercar che fece invecchiare di colpo tutte le sue concorrenti. Scopriamola insieme su CarblogItalia...

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Bentornati a MEMORIE, la rubrica di CarblogItalia dedicata alle auto d’ epoca italiane di ogni tipo.
Oggi parleremo di una supercar che appena venne presentata, fece invecchiare di colpo tutte le sue rivali (Ferrari, Maserati, Ford, etc…). Fu la prima vettura a cominciare l’ adozione di nomi ispirati alla tauromachia (anche perché Ferruccio Lamborghini aveva la passione per i tori, e in più, nacque sotto il segno del toro). Signore e signori, ecco a voi la storia della Lamborghini Miura.

Fonte: http://media.autoblog.it/
Fonte: http://media.autoblog.it/

Il primo prototipo…anzi…il primo autotelaio della Miura venne presentato all’ Autosalone di Torino nel 1965. L’ autotelaio era in lamiera scatolata. Vi erano stati installati le sospensioni e il motore della 400 GT, soltanto che, a differenza di altre supercar, il cui motore era montato in maniera longitudinale, quello di Lamborghini era montato trasversalmente tra l’abitacolo e l’assale posteriore, soluzione che permise di ridurne considerevolmente l’ingombro.
Il disegno della vettura venne affidato alla carrozzeria Bertone, il quale non aveva alcun tipo di rapporto con la Ferrari o la Maserati. La nuova Lamborghini venne disegnata in soli quattro mesi dal giovane stilista Marcello Gandini che era diventato Capo Disegnatore di Bertone.
La vettura definitiva venne presentata al Salone dell’ Automobile di Ginevra nel 1966 con il nome di Miura P400 in onore del allevatore di tori da combattimento Don Eduardo Miura Fernandez.

Fonte: https://upload.wikimedia.org/
Fonte: https://upload.wikimedia.org/

Il motore installato sulla P400 era un V12 da 3,9 litri di cilindrata progettato da Giotto Bizzarrini. Rispetto alla 400 GT il cambio era stato sistemato a fianco dell’albero motore all’interno di un unico basamento in alluminio. Vennero installati quattro nuovi carburatori Weber 40IDL3C tricorpo in luogo dei sei bicorpo e la lubrificazione divenne a carter umido. La potenza dichiarata era di 350 CV.
Gli esemplari di produzione differivano sensibilmente dal prototipo di Ginevra, che era stato allestito in tempi brevissimi. Le ruote a raggi vennero sostituite con altre in lega di magnesio della Campagnolo. Il senso di rotazione del cambio fu invertito perché generava vibrazioni. La frizione a triplo disco all’ingresso del cambio fu soppiantata da una monodisco montata all’estremità dell’albero motore. Al posto della copertura in plexiglas del motore fu applicata una persiana fissa, sempre di plastica, per migliorare la dispersione di calore del motore. Tale motivo a listelli paralleli ricorreva in molti elementi stilistici fra i quali gli sfoghi del radiatore e le insolite “ciglia” che circondavano i fari anteriori a sollevamento elettrico. Immutata fu la carrozzeria in acciaio, alta appena 110 cm, con i cofani anteriore e posteriore in alluminio. La vettura aveva solo un piccolo portabagagli dietro al motore poiché tutta la zona anteriore era occupata da serbatoio, radiatore e ruota di scorta.

Fonte: http://pictures.topspeed.com/
Fonte: http://pictures.topspeed.com/

Il successo della Miura fu immediato e travolgente: a fronte di una produzione prevista di una ventina di esemplari all’anno, la Lamborghini ne consegnò 108 nel solo 1967, pur non riuscendo a soddisfare tutta la richiesta. Nei circa due anni e mezzo di produzione della P400 furono prodotti complessivamente 275 esemplari.
Alla fine del 1968 venne immessa sul mercato la versione S, con potenza aumentata a 370 CV grazie a sostanziali modifiche all’aspirazione e alle camere di combustione.
L’abitacolo aveva ricevuto miglioramenti alle tappezzerie ed erano stati installati i vetri elettrici. Esternamente era riconoscibile solo per le cornici del parabrezza e dei fari cromate.
Durante la produzione la S subì modifiche alle sospensioni e ricevette freni a disco autoventilanti. Questa fu la versione di maggior successo commerciale, con 338 vetture costruite.

Fonte: http://www.rivistamotor.it/
Fonte: http://www.rivistamotor.it/

Nel 1971 arrivò la versione definitiva della Miura: la Miura P400SV. La potenza aumentò ancora fino a 385 CV. La parte posteriore della carrozzeria fu allargata per consentire l’installazione di pneumatici più larghi e i fari anteriori persero le caratteristiche ciglia. La produzione della SV fu di 150 esemplari. L’ultima Miura costruita, una SV nera consegnata a Luigi Innocenti (figlio dell’inventore della Lambretta) e destinata al figlio Gianfranco, all’epoca ventenne, lasciò la catena di montaggio il 15 gennaio 1973. Questa Miura beneficiava di un V12 potenziato su richiesta e di altri optional particolari come il bocchettone del serbatoio cromato a vista e le cornici cromate, modifiche che i più facoltosi esigevano e che l’azienda si occupava di soddisfare.
In totale vennero prodotte ben 764 Miura.

Fonte: http://www.paid2write.org/
Fonte: http://www.paid2write.org/

CURIOSITA’:
Secondo gli ingegneri Stanzani e Dallara, la Miura doveva avere anche una versione convertibile. Al Salone dell’ Automobile di Bruxelles del 1968 nello stand di Bertone venne esposta una versione scoperta della P400. Aveva una configurazione priva del tettuccio da montante a montante (trattandosi di un prototipo non era nemmeno predisposta per il montaggio di uno di fortuna). Altre differenze dal modello di derivazione erano l’assenza della copertura del cofano motore, che lasciava carburatori e testate a vista, ed un disegno leggermente differente della coda.
Malgrado il notevole successo riscosso alla rassegna belga e le numerose richieste ricevute, Lamborghini, il quale pensasse che le cabriolet non corrispondevano all’idea di granturismo confortevole e silenziosa che voleva produrre, declinò l’offerta di metterla in produzione e rifiutò persino la richiesta di Nuccio Bertone di produrne una piccola serie nei suoi stabilimenti torinesi.

Fonte: http://supercarsmania.com/
Fonte: http://supercarsmania.com/

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Christian Truddaiu

Non c'è niente di più bello che ritrovarsi in un'Alfa Romeo a percorrere rettilinei e tornanti di montagna...Oo=V=oO

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