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MEMORIE: Lancia Delta S4 (FOTO) La storia di un mostro da rally che solo gli italiani potevano costruire. Scopritelo su CarblogItalia...

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Bentornati su MEMORIE, la rubrica di CarblogItalia dedicata alle auto storiche.
Oggi parleremo di un vero e proprio mostro da rally che, in versione stradale era piuttosto tranquillo (250 CV), ma in allestimento rally (Gruppo B) raggiungeva lo 0-100 km/h in 2,3/2,5 secondi grazie ai 650 CV sprigionati con un colpetto di acceleratore. Sfortunatamente lasciò nel corso della sua storia anche delle vittime…ma vediamo la sua storia più nel dettaglio…

Fonte: http://cdn.tuttosport.com/
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La Lancia Delta S4 venne costruita in soli 200 esemplari nello stabilimento di Borgo San Paolo (TO). I 200 esemplari stradali costruiti erano necessari per omologare la S4 nel campionato rallistico più famoso degli anni ’80…il Gruppo B, campionato nel quale la Lancia combatteva contro la Peugeot che correva con la 205 Turbo 16 e contro l’Audi che correva con la Quattro.
Il motore di questa vettura era un 4 cilindri in linea con una cilindrata di 1759 cm³. Il basamento del motore (posto centralmente) è in lega di magnesio, e la testata, in lega leggera, inoltre le canne dei cilindri erano rivestite superficialmente con un raffinato e tecnologico trattamento a base di materiale ceramico, chiamato Cermetal.
Le valvole erano 4 per cilindro in Nimonic (una lega Nichel-base normalmente impiegata in applicazioni ad alta temperatura ed alto stress meccanico). Vi era un sistema di doppia sovralimentazione: un turbocompressore KKK k27 con in più un compressore volumetrico (volumex, brevettato dalla Abarth tipo R18): il vantaggio del volumex era di “spingere” già a 1.500 giri/min. La potenza pura veniva invece dal turbocompressore KKK a gas di scarico. L’unione dei due sistemi permise elasticità e potenza. I due sistemi di sovralimentazione vennero accoppiati escludendo il Volumex agli alti regimi di rotazione dove funzionava solo il turbocompressore.

Fonte: https://upload.wikimedia.org/
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Il telaio aveva una struttura reticolare di tubi saldati al Ni-Cr, per poter essere facilmente riparabile e permettere all’assistenza di raggiungere con facilità tutti gli organi meccanici, mantenendo una sufficiente leggerezza. Le sospensioni erano a parallelogramma deformabile, progettate per sopportare una accelerazione otto volte superiore a quella di gravità. Le anteriori avevano molla e ammortizzatore coassiale, mentre le posteriori (doppie) avevano l’ammortizzatore esterno alla molla, per sopportare il maggior peso (57% del carico, più trasferimento di peso in accelerazione).
La trasmissione si avvaleva di un cambio ad innesti frontali, con albero primario cavo. Il moto arrivava alla parte posteriore dell’albero attraverso una sottile barra concentrica, che si torce per rapidi aumenti di coppia sollecitando meno il cambio. Si avvaleva inoltre di un ripartitore centrale di coppia costituito da un rotismo epicicloidale sul terzo asse, munito di giunto Ferguson autobloccante. Infatti il semplice differenziale impone parità di coppia; se uno dei due assi si trova in zona a bassa aderenza si verifica uno slittamento, e il differenziale riduce moltissimo la coppia trasmessa anche all’altro asse, limitando la trazione. Per impedire ciò occorre inibire delle forti differenze nella velocità di rotazione dei due assi.
La trazione era completamente integrale. La distribuzione della potenza sulle ruote nell’ambito della trazione integrale era stabilita su due standard fissi: a seconda degli impieghi si poteva scegliere l’opzione del 20% all’avantreno e 80% al retrotreno, oppure quella del 35% e 65%.

Fonte: https://upload.wikimedia.org/
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Il debutto mondiale della Delta S4 avvenne nel rally RAC del 1985, e fu un successo: primi due posti con le coppie Toivonen-Wilson e Alen-Kivimaki. La Delta S4 si dimostrò ben presto un’auto vincente.
Ma il dramma era alle porte: nel maggio 1986 al Tour de Corse, Toivonen ed il suo copilota Cresto, fino a quel momento in testa al rally, uscirono di strada e perirono nell’incidente.
La drammatica scomparsa di Henri Toivonen e Sergio Cresto non fu isolata. C’era stata quella di Attilio Bettega su Lancia 037, soltanto l’anno prima. Vi furono poi la morte di due spettatori e l’accadimento di altri numerosi incidenti, ma con risvolti meno drammatici.
La Delta S4 dopo soli 13 mesi concluse il suo breve ma intenso ciclo, non vinse nessun titolo mondiale, dimostrandosi comunque una delle più competitive vetture di Gruppo B.
Tutti i più o meno tragici avvenimenti accaduti durante i campionati 1985 e 1986 fecero comunque prendere alla federazione internazionale la decisione di sospendere l’attività nel Campionato Mondiale Rally delle auto di Gruppo B (ritenute troppo pericolose per le elevatissime prestazioni raggiunte) a favore di auto con caratteristiche più vicine a quelle di serie (Gruppo A).

Fonte: https://i.ytimg.com/
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Christian Truddaiu

Non c'è niente di più bello che ritrovarsi in un'Alfa Romeo a percorrere rettilinei e tornanti di montagna...Oo=V=oO

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