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Tesla come Apple o forse no, ecco perchè potrebbe fermarsi Tesla gioca tutto e niente in pochi anni tra fallimento e rivoluzione totale

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Elon Musk come Steve Jobs, Tesla come Apple, la Model 3 come l’iPhone: gli oltre 325.000 “fedeli” che hanno versato 1.000 dollari per prenotare la Model 3 sono convinti che questo modello rivoluzionerà il mondo dell’auto, costringendolo finalmente all’elettrico, un po’ come l’iPhone ha cambiato il nostro modo di comunicare e di fruire dei contenuti online.

Non tutti però sono di questa opinione. Se l’auto elettrica si basa sulle batterie al litio, non si può non tenere conto della scarsità della materia prima. Ma prima ancora di arrivare fino a questo punto, diversi analisti sollevano qualche dubbio sulla fattibilità dei piani di Musk. Innanzitutto come pensa di raggiungere una produzione di 500.000 auto all’anno entro il 2018 e di un milione entro il 2020, considerando che nel 2016 verrano costruite circa 80.000/90.000 Tesla? Si tratta di un incremento esponenziale, che non si improvvisa dall’oggi al domani, soprattutto perché la Model 3 come l’abbiamo vista è un concept in una fase ancora piuttosto acerba dello sviluppo: non sarà in produzione prima del mese di Luglio del 2017, secondo le dichiarazioni ufficiali.

Fonte: youtube.com
Fonte: youtube.com

Non bisogna inoltre dimenticare che Model S e Model X hanno avuto diversi problemi di assemblaggio; il SUV, per esempio, è stato richiamato per sistemare i malfunzionamenti delle portiere posteriori “Falcon Wings”. Si tratta di problematiche che incontrano anche Costruttori storici che producono auto da oltre un secolo, è vero, ma che nel caso di un’azienda che moltiplica la produzione di oltre 10 volte nel giro di 5 anni potrebbero essere ancora più serie.
Tesla potrebbe lanciare nel 2018 suo primo pick-up premium
La soluzione potrebbe essere quella di affidarsi a produttori terzi anche se difficile trovare catene di montaggio in grado di assorbire un numero così elevato di veicoli. Il tutto è complicato dal recente abbandono della Tesla da parte di Greg Reichow e Josh Ensign, due figure di vertice che si occupavano proprio della produzione e dell’industrializzazione.

Anche a Wall Street Elon Musk trema: il 5 maggio il titolo Tesla perdeva il 4%.

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