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Il bollo auto spacca il Pd, è il momento delle scelte

Il bollo auto fa litigare il Pd e la giunta Chiamparino. Nella stessa giornata in cui il vicepresidente Aldo Reschigna traccia un bilancio sull’attività di recupero dell’evasione fiscale, a fine anno saranno rientrati nelle casse di Piazza Castello 40 milioni relativi a bolli non pagati tra il 2012 e il 2013, il capogruppo del democratici in Regione Davide Gariglio, insieme con i suoi vice Domenico Ravetti e Elvio Rostagno, chiede alla giunta di ripensarci. E fare marcia indietro su uno dei punti più dolenti della manovra finanziaria che elimina l’esenzione perenne dal bollo per i veicoli ecologici. E ne impone il pagamento a partire dopo i primi cinque anni di immatricolazione.

<<Le auto elettriche, ibride e gpl devono continuare a godere delle agevolazioni sul bollo auto, sostengono i consiglieri democratici, chi ha comprato queste auto in passato, per altro più care di quelle tradizionali, l’ha fatto sapendo che ne avrebbe goduto, non si può tornare indietro». Almeno, chiedono i consiglieri, «la misura non sia applicata in modo retroattivo».

La sortita non è stata vista di buon occhio dalle parti della giunta, che già fa i conti con l’opposizione, a partire da quella del Movimento 5 stelle, che da sabato scorso ha iniziato una raccolta firme contro il provvedimento (ne ha raccolte 5 mila in due giorni) e ora invita Gariglio a sottoscrivere la petizione. Ma la guerra fratricida, quella no, non l’aveva messa in conto. Anche perché, sbotta Reschigna «io non ho voglia di passare per quello che si diverte ad aumentare le imposte, ma bisogna sapere che nel 2016 avremo un’ulteriore diminuzione di entrate e un aumento di spesa complessiva a causa del disavanzo. E’ in programma una riunione di maggioranza nei prossimi giorni – fa notare – e se si hanno soluzioni diverse, io sono disponibile» conclude.

Discorso chiuso sembra quello sulle auto storiche trentennali, il settore trema perchè a nessuno sembra interessare la quantità di lavoratori e di fatturato che c’è dietro un settore mosso, almeno fino ad oggi, non da esigenze economiche quanto da passione e che trema al suono di un’imposta amara e poco comprensibile.

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