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Concessionarie in crisi, quando arriveranno le auto?

Produzione e consegne rallentano, Concessionarie in crisi e potrebbe cambiare il modello distributivo dei prossimi anni

Le auto nuove non arrivano e conducono le Concessionarie in crisi. Analizziamo passo passo quello che sta succedendo: la mancanza di microchip, il rallentamento della produzione e, infine, le difficoltà dei Dealer Automotive.

Mancanza di microchip. Ne abbiamo già a lungo discusso, ti suggeriamo di leggere i nostri due approfondimenti al riguardo:

Al riguardo, qualche giorno fa, è arrivato anche un commento di Elon Musk, patron di Tesla, che forse è una delle poche compagnie che avendo volumi produttivi ridotti sta scontando meno di altri i ritardi di produzione dovuti al rallentamento del mercato dei microchip. A margine di un evento sul tema produzione industriale Musk ha affermato:“Crisi microchip? penso sarà a breve termine”.

Certo è necessario approfondire quanto detto. Infatti, il riferimento è dovuto al fatto che in tutto il mondo sono molti i tentativi di avviamento di produzione di chip alternativi a quelli provenienti dal Continente Asiatico. Inoltre Musk si dice ottimista per quanto riguarda un recupero della produttività industriale entro la fine del 2022.

La crisi dei semiconduttori porterà ad una perdita tra il 2021 e il 2022 di circa 13,5 milioni di vetture (secondo quanto stimato dagli esperti di Ihs Markit) in termini di produzione globale, di cui 5 milioninel 2021 e 8,5 milioni nel 2022.
C’è da chiedersi dunque: riusciremo a produrre chip ad un prezzo sostenibile? Aumenterà il prezzo delle autovetture? Riusciremo entro il 2023 a riprendere i ritmi naturali di produzione?

Domande lecite e necessarie, per questo molti articoli apparsi sul web si soffermano superficialmente sul problema senza approfondirlo.

Rallentamento della produzione. Conseguenza immediata della mancanza di chip è stata quella di un forte rallentamento della produzione. Molti lavoratori del settore Automotive potranno però confermare che già pre-Covid molte fabbriche avevano razionato gli impianti. Così ci sono sicuramente cliente che, chiedendo optionals atipici, hanno visto recapitarsi dopo molti mesi la propria vettura. Ecco, il settore era già in Crisi prima della pandemia e come conseguenza di questo si cercava di abbattere i costi produttivi razionalizzando i listini, che poi significa tagliarli, e producendo lotti di auto praticamente identiche da riversare sul mercato.
La pandemia è stata un fulmine a ciel sereno, peggiorando ancora di più la situazione. I Costruttori, già alle prese con situazioni contabili complesse e con un mondo in continua evoluzione, hanno sofferto lo stop di catene produttive e distributive con conseguenze immediate sulla liquidità. Nella fase successiva alla prima ondata però il settore si è dimostrato forte, recuperando le vendite con ritmi inediti che hanno ad esempio portato al record di immatricolazioni nel mese di Agosto e, alla fine, a perdite accettabili o quantomeno sostenibili per l’anno 2020. Nel 2021 lo scenario è cambiato. Se è vero che Paesi come l’Italia hanno cercato di aiutare l’industria con gli incentivi, lo è anche che purtroppo l’onda lunga del Covid e la carenza di chip hanno pesantemente intaccato la redditività dei Costruttori che adesso valutano lo scenario come un’occasione per rivoluzionare il sistema distributivo di mercato.
Ma di questo ne parleremo dopo esserci concentrati sulle Concessionarie.

Difficoltà dei Dealer. Che ci crederai o no, e lo ripetiamo ancora per i “nuovi” lettori di Carblogitalia, i Concessionari non sono miliardari e non hanno soldi infiniti nei conti. E’ giusto precisarlo. Pensa, al giorno d’oggi su una vettura nuova i Dealer più fortunati riescono a mettere in tasca appena il 2% del prezzo totale se molto bravi nella gestione quotidiana. Facciamo un esempio.
Se la tua auto costa 10’000 € il Concessionario ne guadagna 200 € (duecento/00).

So che ti sembrerà strano ma il grosso del prezzo della vettura serve a pagare la Casa madre, le spese di gestione, il personale, la struttura, le utenze e soddisfare tutte le esigenze di spesa che comporta sostenere strutture così imponenti come le Concessionarie di automobili. Ecco, pensa adesso che sono più di tre, quattro mesi che i Dealer hanno visto ridursi sensibilmente le vendite per l’assenza di stock a terra e per la mancanza di certezze nei tempi di consegna. Il cliente non può essere illuso. La sua auto difficilmente arriverà nello stesso periodo che era necessario 12 mesi fa per avere la stessa vettura. Certo non per tutti vale questo discorso. I più bravi hanno fatto incetta di stock a terra prima della crisi, altri invece hanno ripiegato sull’usato. In quest’ultimo caso però i prezzi delle vetture di secondo o terzo proprietario sono schizzati alle stelle, non solo per l’utente finale, anche per i commercianti proprio perchè, vedendosi alle strette sul nuovo, in molti hanno preferito cogliere le occasioni offerte dal mercato usato strapagando le vetture dei clienti e delle società di asta o noleggio.

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Di conseguenza i Concessionari sono in difficoltà, specialmente le strutture più grandi che sicuramente cercano di correre ai ripari avviando operazioni di recupero della liquidità che hanno un costo sostenibile solo se il mercato tornerà alla normalità nel breve periodo. Ed è proprio questa, forse, la chiave di volta.

E se fosse questa la nuova normalità? Il mercato in continua evoluzione e le nuove normative sulla concorrenza europea che arriveranno nel 2023 spingono ad un ripensamento della catena distributiva. Quale potrebbe essere la rivoluzione più grande se non proprio l’annullamento dello stock a terra? Gli effetti sarebbero immediati e produrrebbero vantaggi e svantaggi. Per il Costruttore ci sarebbe un risparmio in termine di costi produttivi, ovvero si produce solo su vendita. Ci sarebbero anche dei costi in termini di flessione delle vendite (probabile ma non per forza così) o di flussi di cassa in entrata. Per i Concessionari cambierebbe il modo di operare a causa della maggiore necessità di liquidità per la chiusura dei mesi.
Nulla di non dovuto ma un sistema a cui i Dealer non sono semplicemente abituati. Per valutare e capire tutte le conseguenze di quanto detto, dobbiamo attendere gli sviluppi economici e sociali. L’unica certezza riguarda l’intensità degli scossoni che stanno colpendo l’Automotive e le conseguenze che inevitabilmente produrranno effetti nella vita di tutti noi.

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