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L’odissea del Venditore di Auto, il mestiere che era il più bello del mondo La strana storia del Venditore di Auto e l'odissea che lo ha portato ad essere uno dei mestieri più difficili

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Piacere di conoscerti, mi chiamo Daniele e sono nato in auto. Questo è quello che dico spesso a chi mi chiede della mia passione per le automobili, ed è la verità!
Da molto prima di cominciare a camminare ho vissuto dentro una Concessionaria di Automobili di un noto marchio e fin da piccolo il mio sogno era quello di vendere auto. Per me quello del Venditore di Automobili era il mestiere più bello del mondo. Non sto scherzando. Non vedi che ho scritto “era“?
Se tu che stai leggendo sei un venditore sicuramente avrai già capito di cosa sto per parlare e spero che nelle prossime righe la tua opinione possa essere in accordo con la mia, se invece sei lontano dal lavoro da professionista nel mondo delle quattro ruote starai pensando a quanti venditori hai visto sempre sorridenti sul posto di lavoro o magari in giro nei bar, nei ristoranti o su strada, mentre guidavano l’auto che sogni e che non sei ancora riuscito a portare in Garage. Bene, questo articolo è per entrambi.

Partiamo dal prodotto, l’automobile. Da quando è nata è diventata indispensabile e non a caso è il secondo acquisto più importante per una famiglia dopo quello della Casa. Comoda, spaziosa, utile e allo stesso tempo dannata e costosa, di sicuro una delle invenzioni umane più discusse ed utilizzate allo stesso tempo. Quante ne hai avute nella tua vita? Quante ne vorresti? Quante ne avrai?
Ognuno di noi risponderà secondo i propri gusti e la mentalità, io personalmente amo conoscerle tutte e guidarle soprattutto, perchè solo su strada riesco a capire se un’auto mi piace a prescindere dalle lunghe e noiose liste di optionals e caratteristiche tecniche che lasciano il tempo che trovano. Ho le mie preferite certo ma non voglio che i pregiudizi su questo o quell’altro influenzino il mio parere riguardo un nuovo prodotto e non dovresti farlo neanche tu.
Trovo normale poi che dietro un prodotto del genere si sia creato un Business ricchissimo, il più ricco ancora oggi nonostante il mondo sembra concentrarsi solo su Smartphone e Social Networks.
L’industria automobilistica è oro e soffre la mancanza di figure chiave appassionate, come è stato Henry Ford ad esempio o come Ferrari per citarne due, che hanno lasciato il posto a freddi Manager che lottano ogni giorno la battaglia dei mercati in cui i soldi fanno da protagonisti. Una freddezza che presto ha contagiato anche le Concessionarie che non sono più quelle di un tempo.
Scusa forse mi sto dilungando troppo ma questo argomento mi appassiona molto e penso che sia necessario spiegarlo a fondo per trasmettere al lettore il concetto principale. Dei concessionari e delle bufale che girano sul loro conto parleremo un’altra volta, ora andiamo al sodo.

Fonte: Jeep Roma

Sono passati più di vent’anni da quando per la prima volta ho varcato la soglia della Concessionaria e mi accorgo che la vita di chi ci lavora è cambiata parecchio. Ho la fortuna di vivere al di là del rapporto profondo che si instaura con il cliente, e che prevede alcune formalità, quindi sò bene di cosa sto parlando.
Quando ero bambino avevo capito che per essere venditore dovevano piacerti le auto, non c’è altro modo. La passione e gli occhi del venditore che presentava al cliente anche la più piccola tra i prodotti del marchio mi diceva che quello che stava facendo gli piacesse davvero e, attenzione, non era per i soldi. L’aspetto curato, il sorriso, l’orologio o semplicemente lo stile fanno del consulente alle vendite il bersaglio ideale di frasi come “La vita tua!“, “Bello lavorare così eh!” e via dicendo. Con soddisfazione posso dire che fino a qualche anno fa se fossi stato anche io venditore avrei risposto “Ebbene si, sto proprio bene! E’ forse un peccato fare quello che si ama e trasformarlo in lavoro?“. Lo stipendio poi non è la chiave della felicità. Conosco venditori che, assunti a provvigione, avevano e hanno un fisso bassissimo e vivono ogni mese la gara della sopravvivenza, così come ne conosco molti assunti con un contratto fisso senza provvigioni che dà stabilità ma non ricchezza e altri che invece grazie al loro lavoro sono riusciti ad avviare un’attività propria e a realizzare i loro sogni.
Quello che adesso ti chiedo è: “Sei entrato ultimamente in una Concessionaria? Ricordi come erano prima e come sono oggi? Hai guardato gli occhi del tuo consulente? Non ti sembra che sia cambiato qualcosa?“.
Fonte: Renault

Qualcosa è cambiato ed è evidente. Le Concessionarie oggi sono templi votati al marchio, nulla di male, anzi, eppure tanto splendore non c’è più negli occhi della maggior parte dei venditori.
Il venditore da figura privilegiata attenta alle esigenze del cliente quasi come un sacerdote o un medico è stato trasformato in un computer. Passa la maggior parte del suo tempo a leggere e rispondere ad email che non si sa chi ha mandato e a compilare pratiche complicate, trascurando il prodotto che invece è il cuore del suo mestiere, regalando tempo alla cura di clienti misteriosi che non sono altro che una scusa per portare via soldi a chi lavora.
Non ci sono più gli eventi che si facevano una volta! Scordiamoci le eccezionali aperture nel fine settimana, le chiavi in edicola, la possibilità di vincere un’auto, i premi, le belle ragazze. Scordiamoci la festa. Dimentichiamo la passione.
Oggi la Concessionaria è sempre aperta, sono poche le eccezioni. I venditori non hanno più una vita privata, sono tormentati dagli obiettivi e sognano solo di passare una domenica in più a casa con i propri figli e lontani dallo stress. Sono stati svuotati del loro amore per questo mestiere giorno dopo giorno con circolari, campagne, sconti, accessori, finanziarie che li hanno trasformati in semplici commessi di una multinazionale assetata di denaro e potere.
Mi dispiace. Non sopporto vedere che il mio Paese dei Balocchi sia stato trasformato in un inferno arido e freddo. Il piacere di bere un caffè vicino l’auto dei tuoi sogni è stato scavalcato dagli impegni, dai contatti, dagli appuntamenti ogni 30 minuti. Il bello delle trattative combattute e ben concluse si traduce oggi in un foglio stampato da un configuratore online. La fiducia è stata sostituita dalla ricerca del prezzo migliore con le diverse sedi che si colpiscono a colpi di 50€ che lasciano ferite nei bilanci e nell’anima.
L’auto era un sogno, adesso non è altro che un oggetto. Il Venditore era un simbolo ed io che lo considero il mestiere più bello del mondo oggi credo che non vorrei farlo se non alle mie condizioni. La strada è lontana da quella che è la mia visione ma il cuore batte ancora forte nel petto dei Consulenti alle vendite e penso davvero che se fossero premiati sarebbero più produttivi e che se fossero lasciati senza vincoli fare il loro mestiere ritroverebbero quel rapporto confidenziale con il cliente che porta risultati a lungo termine anche nei bilanci di chi ha distrutto questo mestiere.

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6 thoughts on “L’odissea del Venditore di Auto, il mestiere che era il più bello del mondo

  • 24 agosto 2018 at 9:07
    Permalink

    d’accordissimo , condivido appieno , adesso si va’ al lavoro con tristezza e non si aspetta altro che l’ora di uscita . prima avevamo stima e rispetto , si arrivera’ che le case madri ci chiederanno di andare a casa dei probabili clienti a fare le pulizie . inoltre mistery shopping in continuazione che non porta altro che un ulteriore svilimento delle nostre adesso tristi figure .
    ricordiamoci x chi sela sente e per chi ha famiglia che prima vengono figli e famiglia : non si vive di solo lavoro .

    Reply
    • 24 agosto 2018 at 10:25
      Permalink

      Maurizio grazie della tua testimonianza. Per quanto ci riguarda siamo pronti a dare voce alla categoria, è ora di rialzarsi.
      Saluti

      La Redazione di Carblogitalia.it

      Reply
  • 24 agosto 2018 at 21:43
    Permalink

    Condivido in tutto l’analisi fatta. Io ho iniziato nel 1994 con grande entusiasmo e passione, ed ancora oggi lotto e cerco di convincermi che dopo tutto faccio un bel lavoro ….. Ma oggi come giustamente rimarcato nella disamina espressa in questo contesto, il mio / nostro lavoro viene svilito per tanti fattori che per chi fa questo mestiere sa bene di cosa parlo… Rispondere alle mail entro un tot di tempo, altrimenti sono guai e per la maggior parte di persone farlocche, open week end a scoppio, obbiettivi sempre più difficili…. etc… Per ultimo tocco il discorso economico che è una componente molto importante, visto che ormai 7 giorni su sette si lavora senza risparmio, ma trascurando il proprio tempo libero e per chi c’è l’ha la famiglia…. Speriamo di non ammalarmi… perché con la p.iva non me lo posso permettere…. Saluto tutti i miei colleghi consulenti alle vendite!

    Reply
    • 24 agosto 2018 at 21:47
      Permalink

      Ciao Massimiliano la tua è una testimonianza importante e davvero costruttiva. Ti auguro il meglio per il futuro e ti lascio di seguito il messaggio che ho scritto per ringraziare tutti voi.
      Daniele

      Ragazzi buonasera, sono l’autore dell’articolo e volevo ringraziarvi personalmente per i commenti positivi e negativi che mi stanno arrivando in queste ore.
      Quello che voglio fare nel mio piccolo è essere voce della categoria e per questo spero di riuscire ad inserire presto nella programmazione fissa di Carblogitalia.it un appuntamento dedicato ai protagonisti del settore automotive, senza i quali a parer mio (e vado contro molti vertici probabilmente) non può esistere il mercato in una visione di lungo periodo.
      Vi chiedo inoltre di rimanere in contatto e per questo lascio in fondo a questo commento un link che porta direttamente alla nostra Newsletter.
      ➡️ Riceverete a distanza di un giorno dall’iscrizione un file privato contenente l’articolo in versione stampabile, VI CONSIGLIO DI ESPORLO IN BELLA VISTA NELLE PARETI DEI VOSTRI UFFICI E SOPRA LE VOSTRE SCRIVANIE.
      ➡️ I link è questo non dovete fare altro che compilare il modulo ed inviare: http://eepurl.com/bPETbX
      Grazie ancora e a presto 👋🏻

      Reply
  • 27 agosto 2018 at 9:04
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    Concordo in pieno, ho lasciato il mondo delle automobili dopo 10 anni di pura passione, e gli ultimi 5 sono stati davvero tremendi in termini di obblighi e “standard” che fanno fare bella figura solo al marchio e rendono uno zimbello il venditore.
    Ci aggiungerei anche che purtroppo sta avvenendo anche un cambio generazionale che non sempre porta ad avere dei titolari con la stessa vision dei propri padri, non c’è più la voglia di superare i propri limiti, ma c’è la rincorsa al fatturato e la caccia a chi fa sconti anche solo di 50 euro in più rispetto al normale.

    Reply
    • 27 agosto 2018 at 9:57
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      Rendono zimbelli il venditore e la concessionaria di sicuro e alla fine dei conti la bella figura a del marchio io nemmeno la vedo.
      Quello del ricambio generazionale poi altro discorso hai ragione e la paura più grande è che i “nuovi” venditori abituati a questo contesto daranno per scontata la sua normalità distruggendo definitivamente la passione per l’auto e l’emozione del processo di acquisto per il cliente.
      Saluti 🙂

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